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Sgomberi: cooperative sociali indisponibili alla «caccia all’occupante»

Riprendiamo da Vita l’articolo di Alessandro Metz della Direzione nazionale di Legacoopsociali
http://www.vita.it/it/article/2018/09/07/sgomberi-cooperative-sociali-indisponibili-alla-caccia-alloccupante/148943/

La recentissima circolare del Viminale prevede il coinvolgimento del privato sociale al fianco degli assistenti sociali per il censimento degli occupanti. Ma «le funzioni, i compiti e i lavori degli operatori sociali e delle cooperative sociali non sono e non possono essere quelli di “controllori sociali” che fanno spedizioni in cui si censiscono persone per fornire dati alle forze dell’ordine», ci scrive Alessandro Metz

Il primo settembre, in maniera oramai rituale, si apre la caccia all’occupante. Nel 2017 il capo di gabinetto Mario Morcone, braccio operativo del Ministro Marco Minniti, promulgò la circolare su “Misure in materia di occupazioni arbitrarie di immobili” il primo settembre. Nel 2018, sempre con lo stesso oggetto e nella stessa data, è il capo di gabinetto Matteo Piantedosi a replicare, per conto del Ministro Matteo Salvini, la circolare e le direttive (qui la circolare “Occupazione arbitraria di immobili. Indirizzi”, ndr).

Entrambe le direttive hanno una preoccupazione: salvaguardare la purezza dell’immobile sfitto. Nel caso del Ministro Salvini si parla chiaro, l’invito è pressante: «Con riguardo a questo aspetto specifico, si ravvisa l’opportunità che le SS.LL. svolgano una pressante opera di sensibilizzazione nei confronti degli enti pubblici proprietari di immobili temporaneamente inutilizzati e delle Associazioni rappresentative della proprietà fondiaria affinché si attivino per l’approntamento di tutte le misure di difesa passive o correnti alla tutela dei loro beni, volte a scoraggiare ogni forma di indebita intrusione negli stessi». Colpisce che non si invitino, in maniera pressante, gli enti pubblici proprietari di immobili inutilizzati a utilizzarli, a renderli abitabili, a presentare bandi per l’autorecupero a fini abitativi o di utilizzo sociale, metterli a disposizione di giovani, associazioni, cooperative sociali, insomma, renderli vivi. No, in maniera pressante bisogna che attivino difese passive a tutela dei loro beni. Inutilizzati. Da un Ministro all’altro l’impostazione non cambia, diventa solamente più marcato e rafforzato l’invito alla difesa della scatola vuota.

Colpisce che non si invitino, in maniera pressante, gli enti pubblici proprietari di immobili inutilizzati a utilizzarli, a renderli abitabili, a presentare bandi per l’autorecupero a fini abitativi o di utilizzo sociale, metterli a disposizione di giovani, associazioni, cooperative sociali, insomma, renderli vivi. No, in maniera pressante bisogna che attivino difese passive a tutela dei loro beni. Inutilizzati.

Quello che viene ampliato ed esplicitato meglio è il ruolo che dovrebbero avere gli operatori sociali, siano assistenti o operatori del privato sociale (pessimo modo di definire il Terzo settore e il mondo della cooperazione sociale). Se nel 2017 la circolare chiedeva di coinvolgere la Croce Rossa e la Caritas nel “Comitato Metropolitano”, «la sede propria ove i Prefetti possono acquisire gli elementi utili per avere un quadro complessivo della situazione», nel 2018 si parla in maniera più esplicita: «l’unica soluzione percorribile è quella di ogni possibile censimento degli occupanti, che deve essere condotto, anche in forma speditiva, sotto la regia dei Servizi sociali dei Comuni e, laddove occorra, con l’ausilio dei soggetti del privato sociale, nelle forme ritenute più adeguate in relazione alle singole fattispecie, in modo da acquisire un complessivo quadro della situazione e, in particolare, delle ricadute sul piano sociale e su quello della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica derivanti dall’esecuzione dello sgombero».

Censimento anche in forma speditiva… le parole sono importanti, si diceva una volta. Se le parole sono importanti, lo sono ancora di più le funzioni, i compiti e i lavori che si svolgono. Su questo bisogna essere chiari: le funzioni, i compiti e i lavori degli operatori sociali e delle cooperative sociali non sono e non possono essere quelli di “controllori sociali” che fanno spedizioni in cui si censiscono persone per fornire dati alle forze dell’ordine. Il nostro lavoro si basa sulla relazione, svolgiamo un ruolo di cura e di sostegno, percorsi educativi e forniamo strumenti di emancipazione per chi si trova momentaneamente in stato di bisogno e necessità. Nella relazione, con il singolo o con le comunità, la fiducia è qualcosa che conquistiamo giorno dopo giorno, con fatica e credibilità. Il controllo sociale è qualcosa che non ci appartiene e i “dati sensibili” di cui veniamo a conoscenza devono servire per operare al meglio e produrre soluzioni di risposta ai bisogni.

Le funzioni, i compiti e i lavori degli operatori sociali e delle cooperative sociali non sono e non possono essere quelli di “controllori sociali” che fanno spedizioni in cui si censiscono persone per fornire dati alle forze dell’ordine. Il nostro lavoro si basa sulla relazione, svolgiamo un ruolo di cura e di sostegno, percorsi educativi e forniamo strumenti di emancipazione per chi si trova momentaneamente in stato di bisogno e necessità. Il controllo sociale è qualcosa che non ci appartiene e i “dati sensibili” di cui veniamo a conoscenza devono servire per operare al meglio e produrre soluzioni di risposta ai bisogni

Il tentativo di parificare, per alcune fattispecie, gli operatori sociali ai pubblici ufficiali era già stato tentato con le leggi Minniti–Orlando, tentativo respinto dalla mobilitazione che si era innescata a seguito dell’articolo che prevedeva quella parificazione, che poi è stato effettivamente “sospeso” e quindi mai divenuto operativo. Quella mobilitazione e quella contrarietà siamo pronti a riproporla, c’è tanta voglia di controllo sociale da parte dei diversi Governi in questi anni, ma noi non siamo disponibili a esserne parte, la nostra mission e la nostra professionalità ce lo impediscono. Abbiamo un’etica, anche se non è più una parola che va di moda, e nonostante i limiti e le tante difficoltà che incontriamo nel nostro operare quotidiano, intendiamo mantenerla. Per questo continueremo a lavorare per tentare di produrre risposte ai bisogni di chi è in difficoltà, e non saremo disponibili a “forme speditive e censimenti”.

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