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Il Governo adotti con urgenza un provvedimento che consenta ai figli di persone straniere presenti irregolarmente in Italia di iscrivere i propri figli all’anagrafe

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In una lettera (CLICCA QUI PER SCARICARLA) indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi e alle ministre Luciana Lamorgese, Marta Cartabia ed Elena Bonetti, la Campagna Io accolgo, che riunisce decine di organizzazioni sociali chiede di intervenire al più presto con un decreto legge che ponga fine a una grave ingiustizia e violazione dei diritti umani.

La legge n. 94 del 2009, meglio conosciuta come “pacchetto sicurezza”, all’articolo 1, comma 22, lettera g, ha modificato l’articolo 6 del Testo Unico sull’Immigrazione (legge n. 286 del 1998), togliendo gli atti di stato civile dalle pratiche per cui non è necessario presentare il permesso di soggiorno.

La legge impedisce così di fatto la registrazione alla nascita dei bambini e delle bambine figli/e di persone straniere presenti in Italia in modo irregolare: prevede infatti che i genitori presentino il permesso di soggiorno nel momento in cui entrano negli uffici dell’anagrafe.

Contemporaneamente all’entrata in vigore della legge, il 7 agosto 2009 fu diffusa dal Ministero dell’Interno la circolare interpretativa n.19, la quale afferma che, nello svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione, «non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno, trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

Nonostante la circolare interpretativa, le disposizioni della legge 94/2009 permangono e potrebbero indurre i genitori non in regola con i documenti di soggiorno a non provvedere alla registrazione della nascita dei figli nati in Italia, per paura di essere identificati ed esposti al rischio di espulsione o ad altre forme di penalizzazione.

Non dobbiamo ignorare il fatto che, ove fosse applicata la legge (che ha valenza superiore alla circolare), avremmo in Italia bambini/bambine senza un nome, discriminati e privati di ogni diritto e protezioni essenziali, quali le cure mediche e l’istruzione, con maggiori probabilità di essere   esposti ad abusi e sfruttamento.

Tale situazione confligge con le disposizioni della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia, che all’art. 7 comma 1 afferma che ogni bambino/bambina è registrato/a «immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da essi».

Ve osservato che la conquista del diritto ad un’esistenza riconosciuta sul piano giuridico per i bambini/bambine nati in Italia da genitori in situazione di irregolarità non comporta l’acquisizione della cittadinanza italiana, ma di quella dei genitori.

La nostra richiesta di modifica è stata oggetto, negli anni scorsi, di alcune interrogazioni parlamentari e di tre disegni di legge, nessuno andato a buon fine.

La Campagna chiede quindi che il governo adotti al più presto un decreto legge, da convertire in Parlamento,  che ponga rimedio alla violazione dei diritti fondamentali delle persone introdotta dalla legge 94.

Sinistra Progetto Comune e Firenze Città Aperta aderiscono al digiuno per la rotta balcanica

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Queste le dichiarazioni di Antonella BunduDmitrij PalagiSinistra Progetto Comune insieme a Firenze Città Aperta

“Il gruppo di Sinistra Progetto Comune, insieme all’associazione Firenze Città Aperta, ha deciso di partecipare al digiuno a staffetta lanciato dalla Rete Accoglienza FVG, per denunciare la disumanità che attraversa la cosiddetta rotta balcanica, il percorso migratorio che coinvolge migliaia di persone di ogni età e di provenienze diverse, che arriva alle porte dell’Unione Europea, per essere aggressivamente bloccato dalle autorità, attraverso respingimenti illegali. Italia, Slovenia e Croazia attuano da tempo le “riammissioni informali”, dei respingimenti che costringono i migranti a tornare al loro punto di partenza, la Bosnia, dove rimangono bloccati per anni in condizioni al limite della sopravvivenza.

L’azione degli Stati europei lede i diritti principali degli esseri umani, negando a prescindere la possibilità di queste persone di richiedere protezione umanitaria. Lo sciopero della fame è partito il 17 gennaio: oggi partecipa la Consigliera comunale Antonella Bundu, insieme al consigliere del quartiere 3 Luigi Casamento. Domani sarà il turno di Francesco Gengaroli, del quartiere 2. Domenica sarà il turno di Dmitrij Palagi, consigliere comunale, e Lorenzo Palandri, consigliere del quartiere 2. Lunedì parteciperà Francesco Torrigiani, consigliere del quartiere 1. Insieme a loro tante persone dell’Associazione Firenze Città Aperta. Serve infatti mandare un messaggio forte raccogliendo quante più voci possibili, che facciano proprie e rilancino le proposte di questa iniziativa.

L’Unione Europea e i singoli Stati devono assumersi le proprie responsabilità verso queste persone e abbandonare i respingimenti che violano i trattati comunitari e la nostra stessa Costituzione. Serve un’azione comune, a livello europeo, per assicurare a coloro che scappano da fame, guerra e distruzione di ricevere la protezione necessaria, partendo anche dall’assistenza alla Bosnia. Questo Paese affronta una situazione di difficoltà fin dall’indipendenza e manca delle risorse finanziarie, materiali e organizzative per gestire con la cura necessaria una questione così delicata. La “fortezza Europa” non è un modello sostenibile e non è un modello umano”.Logo Unesco

Criminalizzazine della solidarietà a Trieste. Comunicato stampa

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La Rete DASI FVG esprime gravissima preoccupazione per l’accusa che, a Trieste, ha colpito Gian Andrea Franchi e per il ritorno della pericolosa ideologia del cosiddetto “reato di solidarietà”-

Colpisce dolorosamente che il vice presidente di “ Linea d’Ombra” Gian Andrea Franchi sia stato accusato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e che abbia dovuto subire una irruzione e una perquisizione nella sua abitazione, all’alba, come se si trattasse di un pericoloso criminale. L’azione penale è obbligatoria e tutti sono uguali di fronte alla legge ma non  è possibile non porsi seri interrogativi sulla fondatezza dell’inchiesta e sugli elementi di cui dispongono gli inquirenti per arrivare a giungere ad accusare di così gravi reati una incensurata persona  di anni 84, impegnato da anni con incredibile dedizione nell’assistenza umanitaria verso i migranti che giungono in serie condizioni psico-fisiche a Trieste dopo avere superato inaudite violenze lungo la rotta balcanica. Chi conduce pur doverose inchieste sul traffico internazionale degli esseri umani dovrebbe fare una particolare attenzione alle azioni giudiziarie che intraprende nella consapevolezza che non può permettersi di rischiare di confondere e sovrapporre condotte particolarmente odiose che sfruttano la condizione di debolezza nella quale si trovano i migranti proprio con  il suo opposto ovvero con l’opera di solidarietà di colui che non si cura, perché è giusto che non lo faccia, di chi sia la persona ferita ed affamata che sta assistendo, se essa abbia o no un permesso di soggiorno (che altro non è che una semplice autorizzazione amministrativa enfatizzata da una insopportabile retorica), se voglia fermarsi in Italia o proseguire il viaggio o altro.

Fondato appare il sospetto, nel caso che ha coinvolta l’associazione Linea d’Ombra, che la solidarietà invece di essere un supremo valore da difendere dia fastidio, specie se essa, magari insieme alla denuncia politica ed etica, venga esercitata in un territorio, come quello di Trieste, che ha visto nell’ultimo anno, episodi di sconcertante e gravissima illegalità come sono state le riammissioni illegali di richiedenti asilo ai quali è stato impedito di entrare nel nostro Paese per chiedere protezione e sono stati rigettati nell’inferno balcanico. Chi indagherà con la dovuta solerzia su queste condotte e sulla catena di comando che le ha rese possibili?
Il rischio che corriamo tutti è quello di un grave sovvertimento e confusione dei valori sui quali si fonda l’ordinamento democratico.

RETE DASI FVG

Si moltiplicano le adesioni al digiuno a staffetta promosso dalla Rete DASI FVG Tutte le vite valgono

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COMUNICATO STAMPA 

Si moltiplicano le adesioni al digiuno a staffetta promosso dalla Rete DASI FVG Tutte le vite valgono

No ai respingimenti dei migranti provenienti dalla Rotta balcanica

Crescono di giorno in giorno le adesioni al digiuno a staffetta promosso dalla Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale del Friuli Venezia Giulia per denunciare le responsabilità dell’Europa e dell’Italia nella gravissima situazione che vede migliaia di migranti, in cammino lungo la Rotta balcanica, bloccati in Bosnia in condizioni disumane. 

 Diffusa da alcuni organi d’informazione, la notizia del digiuno, iniziato domenica 17 gennaio in Friuli Venezia Giulia, ha sollecitato l’interesse di innumerevoli persone residenti in diverse località italiane. Ad oggi sono 300 le adesioni complessivamente raccolte e quasi 150 le donne e gli uomini che, da fuori regione,  si alterneranno quotidianamente in questa modalità di protesta, propria della tradizione politica nonviolenta. Il digiuno proseguirà fino ai primi giorni d’aprile ed ogni giorno sul sito della Rete, http://www.sconfini.net, compariranno le foto e i video postati dai partecipanti.

Il digiuno è stato proposto dalla Rete DASI per stigmatizzare i respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti. Attivati dalle polizie di frontiera dei tre Paesi dell’Unione Europea, i respingimenti sono finalizzati a ricondurre in Bosnia uomini, donne e minori che aspirano a una protezione umanitaria, dopo aver tentato, a volte per anni, di attraversare i Balcani.

Dopo la sentenza pronunciata il 18 gennaio dal Tribunale ordinario di Roma con la quale si dichiarano “illegittimi” i respingimenti attuati al confine italo-sloveno, in quanto palesemente in contrasto con la Costituzione della Repubblica e la legislazione europea, la Rete DASI si augura che il Governo appena insediatosi possa definitivamente rigettare tali procedimenti, garantendo alle persone provenienti dalla Rotta balcanica e presenti sul territorio italiano la possibilità di presentare richiesta d’asilo. 

La Rete auspica che tale garanzia sia stata offerta anche al centinaio di uomini e donne migranti giunti recentemente in Friuli Venezia Giulia e rilancia l’Appello con cui è stato promosso il digiuno a staffetta, dicendo no ai respingimenti alle frontiere, sollecitando l’Unione Europea ad attuare al più presto, tra tutti i Paesi membri, un piano straordinario di ricollocamento dei rifugiati bloccati in Bosnia. 

Sciopero a staffetta: adesione di Firenze Città Aperta e il Gruppo Consiliare Sinistra, Progetto Comune di Firenze

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Immagine: Caritas
Immagine: Caritas

COMUNICATO STAMPA –  Firenze, 5 febbraio 2021

Migranti bloccati in Bosnia in condizioni disumane – da Firenze  adesioni allo sciopero della fame per dire “no” ai respingimenti lungo la rotta balcanica. Una situazione drammatica e di aperta violazione dei diritti umani, che avviene nel quasi silenzio dell’informazione: per questo Firenze Città Aperta e il Gruppo Consiliare Sinistra, Progetto Comune di Firenze aderiscono allo sciopero della fame promosso da Rete Dasi Fvg,http://sconfini.net/tutte-le-vite-valgono-rottabalcanica-norespingimenti/

Un’iniziativa nata per denunciare le responsabilità dell’Europa, dei singoli stati membri e dell’Italia nell’attuazione dei respingimenti a catena, chiamati “riammissioni informali”, messi in atto da Italia, Slovenia e Croazia nei confronti dei migranti.
Sono chiamate “riammissioni informali”, ma di fatto sono> respingimenti, respingimenti che violano ogni norma nazionale, come laCostituzione, ed internazionale: Secondo una sentenza del Tribunale di Roma del 18 gennaio 2021, la procedura delle “riammissioni”dall’Italia alla Slovenia (che nel 2020 ha riguardato almeno 1.400 persone) viola le norme internazionali, europee e nazionali che regolano l’accesso alla procedura di asilo, in particolare l’articolo 10 della costituzione italiana, l’articolo 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati che sancisce il divieto di respingimento e l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che sancisce lo stesso principio.Non è un caso isolato, non sono soldati e poliziotti croati o sloveni fuori controllo a operare i respingimenti e le violazioni per scoraggiare, umiliando e vessando i migranti “riammessi”. Eseguono ordini, la chiusura della rotta balcanica fa parte di un preciso disegno politico, che porta all’esternalizzazione delle frontiere dell’Unione Europea coinvolgendo paesi membri dell’UE come Croazia e Slovenia. Sono migliaia le persone abbandonate e vessate nei campi della Bosnia,sono più di 500 i minori non accompagnati abbandonati a se stessi in mezzo alla neve, mentre le guardie bosniache distruggono e incendiano i rifugi di fortuna ricavati nelle rovine della guerra degli anni ’90. Di fronte a questa situazione drammatica, Firenze Città Aperta e il
Gruppo Consiliare Sinistra Progetto Comune di Firenze, aderiscono allosciopero della fame a staffetta, lanciato da Rete Dasi Fvg.
Lo sciopero della fame inizierà a staffetta in febbraio, comunicheremo a breve il calendario della staffetta.

Aderiscono:
Andrea Bagni, Presidente di Firenze Città Aperta, Antonella Bundu, Consigliera Comunale Sinistra Progetto Comune, Maria Agnese Cardini, Sandra Carpi Lapi, Firenze Città Aperta, Rete Antirazzista Firenze, Luigi Casamento, Consigliere di Quartiere Sinistra Progetto Comune, Danilo Conte, Firenze Città Aperta, Francesco Gengaroli, Consigliere di Quartiere Sinistra Progetto Comune, Claudio Lombardo, Lucia Mazzeschi, Dmitrij Palagi, Consigliere Comunale Sinistra Progetto Comune, Lorenzo Palandri, Consigliere di Quartiere Sinistra Progetto Comune, Lara Panzani, Firenze Città Aperta, Massimo Torelli, Firenze Città Aperta, Francesco Torrigiani, co-portavoce di Firenze Città Aperta e Consigliere di Quartiere Sinistra Progetto Comune