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“Migranti untori? Sono i ghetti che creano queste bombe sanitarie”

Dal Sito Repubblica

Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, conosce bene la questione della ex caserma Cavarzerani, a Udine. Dove si sono ribellati dopo la seconda quarantena decisa dal sindaco

dalla nostra inviata BRUNELLA GIOVARA

E adesso qualcuno li chiama untori. Ovvio che “non lo sono, è il sistema dei ghetti che ha creato questa situazione”. Gianfranco Schiavone è vicepresidente dell’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Conosce bene la questione della ex caserma Cavarzerani, la rivolta dopo la seconda quarantena decisa dal sindaco, il dramma dei migranti che arrivano alla frontiera orientale seguendo la rotta balcanica. E il “nuovo fenomeno dei respingimenti alla frontiera, che è illegale”.

Ieri mattina il governatore leghista Fedriga ha fatto una specie di comizio davanti all’ex caserma, dicendo che “i clandestini mettono a rischio la salute dei cittadini friulani”. “E’ così che si crea il panico. Prima si costruisce un sistema concentrazionario, dove è anche più facile che si crei un’emergenza sanitaria. Poi, quando la bomba esplode, si dice che quelli sono untori, sono violenti… Ma questa operazione è partita ancora prima dell’emergenza Covid”.

“Con i decreti sicurezza di Salvini. Lo smantellamento dell’accoglienza diffusa, l’azzeramento delle risorse, il Friuli ad esempio ha proprio eliminato la spesa. La cancellazione dei corsi di italiano e professionali, e altro ancora. Poi è arrivata la pandemia, che ha peggiorato tutto. In provincia di Udine non è mai stata creata una struttura di accoglienza per l’isolamento fiduciario nei primi 14 giorni, come previsto dal decreto del ministero della Sanità del 17 marzo”.

E questo è il risultato. Una caserma con circa 500 persone, i primi casi di positività, un mese di isolamento per tutti. Poi, la rivolta.
“Si è fabbricato il problema per poterlo poi cavalcare politicamente. Questo è successo. E’ stata una scelta. Mettere tutte insieme quelle persone, compresi i nuovi arrivi. Una scelta folle, come si è visto”.

Altrove, nello stesso Friuli, non c’è stato il concentramento di migranti in un’unica struttura. A Trieste, ad esempio.
“A Trieste ci sono mille migranti, ospitati secondo il criterio dell’accoglienza diffusa. Vivono in 150 appartamenti, in condizioni abitative normali, in una città di 200 mila abitanti. E sono praticamente invisibili, segno che il sistema funziona”.

E perché a Trieste sì e a Udine no?
“A Udine lo smantellamento dell’accoglienza diffusa è stato molto veloce, ma bisogna dire che era già parziale, e traballante. A Trieste funzionava bene, enti e associazioni sono riusciti a preservarla”.

Voi non criticate solo la Lega, ma anche questo governo. Il punto è quello delle riammissioni informali.
“Perché tra la fine di aprile e l’inizio di maggio l’Italia ha rispolverato un accordo di riammissione del ’96, entrato in vigore nel ’97, di dubbia legittimità”.

Se un migrante viene sorpreso in Italia entro i 10 chilometri dal confine, viene riaccompagnato in Slovenia…
“…Come se il diritto di asilo non esistesse più. La persona, il potenziale richiedente asilo, non ha più accesso alla procedura, come previsto dal Dublino 3. Prima veniva collocata in accoglienza e faceva domanda di protezione, che veniva registrata secondo il regolamento, e poi esaminata. Ora invece assistiamo a questi respingimenti senza formalità. Lo scopo è quello di fermare i migranti, prenderli e spostarli fisicamente in Slovenia”.

E dopo, cosa succede?
“La Slovenia fa la stessa cosa. Li carica su un furgone e nel giro di poche ore li trasloca in Croazia, come se fossero pacchi. Vengono consegnati, sempre senza provvedimenti, caricati su altri furgoni e scaricati in Bosnia, di solito sui sentieri dei boschi che questi hanno percorso all’andata, in quello che viene definito ‘the Game’, il gioco, un’espressione terribile: i tentativi ripetuti più e più volte di raggiungere l’Italia, e poi la Germania e altri Paesi del Nord”.

Ora “il gioco” ha un percorso più lungo. Prima i migranti si presentavano alla frontiera di Trieste, adesso cercano di entrare in Italia più a Nord, dai valichi delle province di Gorizia, di Udine.
“Una volta arrivavano a piedi, distrutti, ma con le proprie forze. Ora devono percorrere più chilometri, pagare i trafficanti che li raccolgono e li trasportano in Italia oltre i 10 chilometri. E’ uno degli effetti di questo sistema: fa guadagnare di più i trafficanti, che così si arricchiscono”.

Le “riammissioni” a catena hanno l’effetto di espellere i migranti dall’Europa, è così?
“Esattamente. In Bosnia abbiamo individuato decine e decine di casi, e va detto che questi migranti tornano alla base nel giro di 24 ore, senza neanche un pezzo di carta in mano, che provi questo respingimento a catena, attraverso tre Paesi – e uno è il nostro – che è illegale. Neanche un documento da impugnare. Naturalmente questo non significa che non faremo dei contenziosi. Ci sono state interrogazioni parlamentari, come quella di Riccardo Magi, e anche di esponenti del pd, ma il ministero ha rivendicato questa decisione. Lo dico con amarezza: neanche Salvini era arrivato a dire che bisognava respingere i richiedenti asilo. Al massimo diceva ‘bisogna respingere i clandestini’. Siamo arrivati a questo punto. Noi però siamo l’Italia, non la Libia”.

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