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L’ansia cresce tra i 180 sopravvissuti lasciati in un limbo a bordo della Ocean Viking. Silenzio dalle autorità europee

Dopo essere rimasta ormeggiata nel porto di Marsiglia per tre mesi a causa della pandemia COVID-19, la Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE ha ripreso le operazioni il 22 giugno. Mentre era in viaggio nei pressi di Lampedusa il 25 giugno, l’equipaggio è stato avvisato di una imbarcazione in difficoltà. A mezzogiorno è stato effettuato un primo salvataggio di 51 persone da un’imbarcazione di legno in difficoltà in acque internazionali nelle regioni di ricerca e soccorso italiana e maltese. Circa un’ora dopo, la Ocean Viking ha ricevuto la richiesta di aiuto da un’altra imbarcazione in difficoltà e ha proceduto al salvataggio di 67 persone, 40 miglia a sud di Lampedusa nella SAR di Malta.

A seguito di questi due salvataggi, la Ocean Viking ha richiesto la designazione di un porto sicuro per lo sbarco dei sopravvissuti alle autorità marittime maltesi e italiane come da convenzioni marittime. Questa richiesta è stata poi ripetuta in quattro occasioni senza alcuna risposta positiva.

La sera di lunedì 29 giugno, la Ong ha richiesto il supporto per l’evacuazione medica di uno dei sopravvissuti le cui condizioni fisiche si stavano deteriorando. La persona è stata evacuata su una motovedetta della Guardia Costiera italiana.

Photo credit: Flavio Gasperini

Dopo essere rimasta in attesa tra Malta e Linosa per più di 48 ore, il 30 giugno l’Ocean Viking è stata avvisata di un’ulteriore imbarcazione in difficoltà. Il team di ricerca e soccorso ha individuato una barca di legno sovraffollata e ha proceduto al salvataggio di 47 persone nella zona SAR maltese. I sopravvissuti hanno riferito di essere in mare già da diversi giorni. La sera stessa, il team ha effettuato un altro salvataggio di 16 persone da una barca in fibra di vetro sempre nella zona SAR maltese. L’operazione è stata coordinata dal Centro di coordinamento del soccorso maltese.

Attualmente ci sono 180 sopravvissuti sulla Ocean Viking, tra cui 2 donne, 25 minori, di cui 17 non accompagnati che aspettano di approdare in un porto sicuro. Le persone sono di 13 nazionalità diverse.

Frédéric Penard, direttore operativo di SOS MEDITERRANEE:

“Due anni dopo lo stallo in mare a causa del quale l’Aquarius, il vascello predecessore della Ocean Viking, dovette dirigersi a Valencia per sbarcare le persone salvate nel Mediterraneo centrale, ora siamo di nuovo lasciati in un limbo senza alcuna indicazione di un porto per lo sbarco. Il team di SOS MEDITERRANEE, in cinque giorni, ha salvato 180 persone in quattro diverse operazioni nelle regioni di ricerca e soccorso maltese e italiana. I primi due salvataggi sono avvenuti una settimana fa. Abbiamo inviato cinque richieste alle autorità marittime italiane e maltesi per l’assegnazione di un porto di sbarco: finora non abbiamo ricevuto risposte eccetto due, negative. I sopravvissuti hanno detto alle nostre squadre di aver trascorso da due a cinque giorni in mare prima di essere soccorsi dalla Ocean Viking. Ciò significa che alcuni dei 180 sopravvissuti sono in condizioni precarie in mare da più di 8 giorni. Questa situazione è inaccettabile.

Dov’è finito l’accordo di Malta del 2019 per il trasferimento delle persone salvate in mare? Gli Stati membri dell’Unione Europea sono consapevoli del fatto che la gente ha continuato a fuggire dalla Libia su imbarcazioni non sicure per tutta la durata della crisi COVID-19 che ha colpito l’Europa in primavera e indipendentemente dall’assenza di navi dedicate alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo centrale. Non solo la mancanza di capacità di ricerca e salvataggio per salvare vite umane in mare continua, ma l’UE non riesce a garantire la sicurezza ai pochi che sono stati salvati da una nave di una ONG che cerca di colmare la lacuna del SAR.

Photo credit: Flavio Gasperini

Dall’inizio di giugno, abbiamo sentito dichiarazioni che annunciano il ripristino dell’accordo di Malta quest’estate. Dalle comunicazioni che la Ocean Viking ha con le autorità marittime, non c’è attualmente alcun segno di un tale riavvio. Questa mancanza di solidarietà e di condivisione degli oneri tra gli Stati membri dell’UE ha implicazioni dirette per i 180 sopravvissuti che hanno rischiato la vita per sfuggire alla violenza e agli abusi nella Libia devastata dalla guerra: le tensioni a bordo della nostra nave stanno aumentando, con diversi sopravvissuti che minacciano di buttarsi in mare. Molti hanno subito ustioni da sole e da carburante durante il tempo trascorso su imbarcazioni non adatte alla navigazione in mare aperto, una persona ha dovuto essere evacuata dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute e abbiamo a bordo una donna incinta. I sopravvissuti ci hanno raccontato come, in un centro di detenzione in Libia, le guardie hanno picchiato un sopravvissuto sulla gamba con un bastone d’acciaio fino a rompergli il piede. Innumerevoli persone ci hanno detto che hanno tentato più volte di fuggire dalla Libia, sono state intercettate dalla guardia costiera libica in mare e riportate in detenzione in un circolo vizioso senza fine.

Queste persone hanno rischiato la vita per fuggire dalla violenza e dagli abusi in una Libia devastata dalla guerra. Devono sbarcare in un luogo sicuro senza ulteriori ritardi – solo allora il loro salvataggio sarà completo. Il sostegno degli Stati membri dell’UE ha fatto la differenza in passato. Non deve fermarsi ora“.

- Maggiori dettagli sulle attività dell’Ocean Viking sono disponibili su onboard.sosmediterranee.org e su Twitter @SOSMedItalia.

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