TEMPO ORFANO, la storia vera di Adam

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Di e con CHIARA BENEDETTI

Musiche LUCA VIANINI

Luci FEDERICA RIGON

 Scene ARAN NDIMURWANKO

Una Produzione ariaTeatro

 

Pensavo che la poesia

potesse

cambiare ogni cosa,

cambiare la storia.

Ora invece penso che la poesia

cambi solo il poeta.

 

Mahmoud Darwish

 

 

FATTI STORICI

 

Adam è un giovane marocchino, che parallelamente agli studi di giurisprudenza percorre nella sua città natale la strada dell’attivismo. Parla attraverso la voce di grandi rivoluzionari e quella delle sue poesie, per rafforzare in chi lo circonda un’idea di cambiamento. Un’idea sospirata, che nel Marocco degli anni ’90 aleggia nell’aria e contamina i salotti culturali come un vento caldo d’estate. Attendendo speranzosa la vittoria degli ideali di democrazia tanto agognati, un’intera generazione di idelisti si scontra invece negli ultimi anni del secolo con la condanna a scegliere per la propria sopravvivenza tra la conversione al regime o la resa e la fuga.

È da questa necessità di giustizia che inizia il percorso verso l’esilio mai concluso del nostro protagonista. Un viaggio che lo vede in transito su varie rotte, in fuga da un regime autoritario, in cerca di un luogo in cui costruire un futuro e poter abbracciare  i propri principi. Lungo il percorso, nelle città del sud del suo paese, nei mercati di Tripoli, nelle basi pertrolifere del deserto libico, sulle coste, nei piccoli paesi del nord italia, Adam tenta di riconoscersi, di confondersi nel paesaggio, assume diversi ruoli e personalità. Entra in contatto con gli ambienti e li abita, li assorbe, li racconta.

Quando Adam arriva in Italia ha quarant’anni e ormai già vissuto innumerevoli vite. Nel paese in cui la democrazia è a portata di tutti, cerca di farsi strada prestandosi a diversi impieghi, annusando l’aria dell’Europa, attendendo, ancora sognando. Dopo qualche tempo inizia in modo continuativo ad offrire le proprie cure a persone con problemi mentali o anziane.

Questa situazione gli regala l’opportunità per la prima volta di vestire il ruolo di chi accoglie e offre protezione. Inaspettatamente, nello spazio di tempo concesso alle cure, per la prima volta Adam trova un compagno, un uomo che vive l’ultimo periodo della sua esistenza, un’altro umano, vicino, con il quale gestire il tempo dell’esilio e della noia, della vecchia e della condivisione. Angiolino, il suo compagno delle ore trascorse sulla panchina davanti al fiume o nel bar sotto casa, una presenza costante che presta l’orecchio ai racconti.

Sulla base del loro incontro, dei momenti di cura e quelli di attesa, si costruisce la trama dei ricordi di Adam in cui convivono presente e passato, in un flusso di visioni e di evocazioni buffe e nostalgiche. Il racconto di una particolare vicinanza, che forse potremmo definire amicizia, e che sicuramente si colloca in una zona profonda e ignota dell’essere.

 

APPUNTI

di Chiara Benedetti

 

La storia è la vera vicenda umana di Adam, un uomo arrivato in Italia dopo la guerra in Libia del 2011. Il testo si è composto dopo una serie di lunghe interviste raccolte nel tempo da persone che sopravvivono all’esilio e da un ultimo fortunato incontro con il protagonista dell’opera. Adam non è un viaggiatore, è prima di tutto un uomo e un osservatore instancabile della propria avventura umana, che immortala nei ricordi i volti e le storie che attraversa. Oggi fa l’assistente socio sanitario in un piccolo paesino dell’italia  del nord e vive l’esilio con la straordinaria intensità di chi dentro di sé nutre la necessità di conoscere gli stati d’animo e di raccontarli. La parola esilio è per lui un dipinto che si compone con sfumature di rabbia, desiderio, delusione e nostalgia. Conquista per il sorriso sempre accennato sul volto , la tenace ironia e la ferma necessità di bellezza.

 

 

CAST E STAFF CREATIVO

CHIARA BENEDETTI

Cofondatrice della compagnia ariaTeatro,  è assistente alla direzione artistica presso il Teatro di Pergine. Lavora al riadattamento drammaturgico di testi classici della letteratura quali Il Maestro e Margherita, Dracula e Nel Paese dei Ciechi, curandone la regia e l’allestimento. Danza nello spettacolo Ogni istante dei nostri incontri e recita diretta, tra gli altri, da Riccardo Bellandi in Kebab, Massimo Somaglino in Tre Giovini e Giulana Musso ne La Base

 

LUCA VIANINI

Laureato in Composizione al Conservatorio F.A. Bonporti di Trento e diplomato in chitarra al Popular Music del BTEC di Londra presso il Centro Studi Musicali di Verona. Elabora musiche e compone per la Compagnia Artemis Danza, Parma (Traviata, Rigoletto, Tosca X, Carmen K, Mexica/Collapse, Codice India, Turkish Bazaar, Giappone, CorpOmbra. Indonesia) Compone esegue e produce colonne sonore per  cortometraggi e film muti ( Der Golem, Il Fantasma dell’Opera , Family War dei videomaker Angel Esteban e Bruno Praena)

 

FEDERICA RIGON

Diplomata in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, per le produzioni della compagnia ariaTeatro è responsabile del disegno luci, scenografie e costumi. Lavora come attrezzista per il Teatro Stabile di Bolzano (Il Flauto Magici, Hansel e Gretel, The Tyrant) e  con la fondazione Hyden di Bolzano (Lulù) Collabora come scenografa e costumista con la compagnia Freis Teatre Bolzen. Per la tv lavora al set del reality Die Jungs Wg

 

di Enrico Piergiacomi

sul sito dell’Università degli studi di Trento 

La Poesia della Giustizia. Omaggio a Chiara Benedetti

 

Non c’è nulla di retorico e affettato nello spettacolo Tempo orfano di Chiara Benedetti. L’artista affronta il tema della migrazione, ossia del dramma di uomini e donne che fuggono dal loro paese per cercare fortuna in Italia, da una prospettiva sia molto delicata, sia “inattuale”. Con questo secondo aggettivo, intendo connotare la qualità del suo sguardo, che ha la virtù di riflettere sull’esperienza estrema dei migranti, orfani di patria, senza cadere in facili pietismi, enfatiche denunce, vuote indignazioni.

Tempo orfano propone un’associazione inusuale nel panorama della ricerca umanitaria sulla giustizia verso i migranti. Generalmente, si argomenta che è giusto cercare di risolvere il problema della migrazione appellandosi a parole chiave come “integrazione” o “multiculturalismo”, che hanno in comune il fatto di porre l’accento su come il fenomeno migratorio può avere tornaconti sociali notevoli per lo stesso paese di accoglienza. Invece, Chiara Benedetti associa la giustizia a un concetto raramente invocato: quello della poesia. Essere giusti verso i migranti è per lei un atto bello e poetico, dunque in sé gratificante, disinteressato e piacevole. Poiché la bellezza e la poesia hanno tali caratteristiche, essendo amate per puro e genuino sentimento.

La rappresentazione di Tempo orfano suggerisce quanto ho sintetizzato con dei piccoli quadri poetici, che hanno quale filo conduttore la storia di un poeta (di cui non faccio il nome, per rispetto e discrezione) che emigra dalla sua patria, incontrando durante la sua fuga certo brutalità e violenza, ma anche umanità, comprensione e amicizia. Chiara Benedetti interpreta l’uomo in uno spazio scenografico interamente vuoto e attraverso una recitazione intima, che restituisce gli attimi di bellezza delle situazioni e delle persone con cui il protagonista entra in relazione. Per fare un singolo esempio, il quadro in cui il poeta migrante è rappresentato nel mentre fa da badante per un anziano mette volutamente l’accento sulla bellezza della relazione di cura, piuttosto che sugli aspetti tristi e tragici della circostanza.

Non si intende con ciò negare che nello spettacolo manchi la componente militante e civile. Al contrario, Chiara Benedetti insiste molto su questo versante, inframezzando i suoi quadri poetici con momenti in cui l’artista, leggio alla mano, fornisce dati sulla migrazione e ricostruisce le cause dei moti migratori, spesso innescate dalla mala politica internazionale. Inoltre, nel raccontare la storia del poeta migrante, ella attinge alle interviste da lei fatte a quest’uomo, dunque de facto riferisce una storia realmente accaduta. Questa è tuttavia la parte meno originale e viva del lavoro, che potrebbe benissimo essere divulgata facendo a meno del teatro e usando, anzi, mezzi di comunicazione ben più efficaci o capaci di raggiungere in modo chiaro un vasto pubblico, come il giornalismo d’inchiesta. Lo specifico di Tempo orfano è semmai quello di trasfigurare in poesia questo materiale di informazione. Lo spettacolo non fa così semplicemente politica, bensì una “poesia politica”, o una “politica poetica”.

Il messaggio chiave dello spettacolo è allora, per riassumere, che bisogna amare la giustizia così come si ama la poesia: in modo gratuito e anche contro il proprio tornaconto, nella consapevolezza che la sua ricerca fa stare meglio coloro con cui essa entra in contatto. Il migrante risulta così essere, più che un’anima sfortunata da salvare per dovere e interesse sociale, un portatore di bellezza, che va difesa per il puro fatto che la sua perdita imbruttirebbe o rendere più arido il nostro mondo in crescente decadenza.

Le parole di questa recensione non vogliono essere altro che un piccolo omaggio a un’artista che sta facendo molto e può fare ancora di più. Si augura dunque lunga vita al suo nobile e sereno percorso artistico.

 

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Dicembre 15 2018

Dettagli

Date: Dicembre 15
Time: 21:00 - 23:00
Appuntamento Categorie:

Luogo

ottagono

Via Marinelli, 6
codroipo,

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Organizzatore

ottagono
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