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Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura

Esposizione visitabile con i seguenti orari:

Lun-Ven 17-20 Sab e Dom 10-12 e 15-20

Si tratta di una selezione di fotografie scattate da “Caesar”, pseudonimo che protegge l’identità di un ex fotografo della polizia militare del regime siriano. Dall’inizio delle proteste di piazza, “Caesar” assieme ad alcuni colleghi che svolgevano il lavoro di fotografi militari, riceve l’ordine di fotografare i corpi delle persone morte nei centri di tortura della capitale siriana. “Caesar” nel 2013 diserta, portando con sé in occidente più di 55.000 fotografie. Le immagini sono state visionate e verificate da una squadra di esperti e inquirenti indipendenti, e dall’organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch (HRW). La relazione di HRW si concentra su 28.707 fotografie, che raccontano di torture, stenti e violazioni subite da 6.786 detenuti poi morti.

Queste fotografie sono solo una finestra su quanto accade in alcuni centri detentivi della capitale siriana, l’intellettuale siriano Yassin al-HajSaleh si chiedeva: “E il resto del paese? Che cosa succede ad Aleppo, Homs, Latakia, Deir az-Zor? (…) tutto lascia pensare che le atrocità commesse contro i prigionieri del regime non siano affatto circoscritte a Damasco”.

Alla conferenza di inaugurazione moderata da Alberto Savioli, con una lunga esperienza in Siria e Iraq, partecipano il giornalista siro-italiano FouadRoueiha, un sopravvissuto al carcere del regime siriano Mazen Alhummada, e in collegamento esterno il Direttore del centro per i media e la libertà di espressione in Siria, Mazen Darwish, anche lui incarcerato per più di quattro anni.

La mostra esporta a Udine e vietata ai minori di 18 anni per motivi di sensibilità, guida il visitatore attraverso sedici pannelli esplicativi a comprendere il fenomeno della tortura sistematica verso oppositori e dissidenti praticata dal regime siriano. Vengono identificati i luoghi di tortura, viene raccontata la vita di alcune delle persone uccise come l’attivista AyhamGhazzoul, amico persone di Mazen Darwish che interviene all’inaugurazione.La storia di Rehab al-Allawi è emblematica per capire che queste erano persone e non numeri.

Rehab al-Allawi era una ragazza di 25 anni, iscritta a ingegneria all’Università di Damasco. Lavorava in uno dei Comitati di coordinamento locale di Damasco e si occupava di assistere gli sfollati fuggiti dalla repressione a Homs. Venne arrestata il 17 gennaio 2013 nella casa di famiglia a Damasco, dalla polizia militare, l’ufficiale disse alla madre che la ragazza sarebbe stata liberata dopo poche ore. Invece, come molti altri civili siriani,scomparve nelle prigioni del regime, nonostante la famiglia sia arrivata a pagare quasi 100.000 dollari a diversi funzionari dell’intelligence militare per avere sue notizie e per ottenere la sua liberazione. Nel marzo 2015 dopo che le foto del rapporto Caesar vennero pubblicate on-line un cugino chiamò la famiglia e chiese una foto di Rehab per verificare se lei fosse tra le vittime. Rehab era una bella ragazza, compare in alcune fotografie sorridente, ben truccata e con un’hijab chiaro sulla testa, le foto di “Caesar” la mostrano a terra, indossa un pigiama nero e ha i capelli sciolti, è distesa tra due corpi nudi ed emaciati di altri detenuti, in un luogo che è stato riconosciuto come il garage dell’Ospedale militare di Mezze (Damasco), a soli 600 metri dal palazzo presidenziale di Bashar al-Assad.Le fotografie che la ritraggono mostrano sulla fronte la scritta “Sezione 215”, quella dell’intelligence militare, meglio nota come “ramo della morte”.

Ogni atto compiuto all’interno dei centri di detenzione che faceva parte di una politica di Stato, che aveva come fine l’omicidio, la tortura o comunque provocare intenzionalmente grandi sofferenze, potrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità, e i comandanti che sapevano o avrebbero dovuto sapere e che non sono riusciti a prevenire o perseguire questi crimini potrebbero essere penalmente perseguibili.La magistratura francese, sulla base delle informazioni fornite da Caesar, ha aperto un procedimento per Crimini contro l’Umanità nei confronti del regime di Assad e iniziative analoghe sono in corso in Spagna e in Germania.

Alcuni avvocati hanno presentato una denuncia penale in un tribunale spagnolo contro nove funzionari della sicurezza e dell’intelligence siriana, accusandoli di tortura e di altre violazioni dei diritti umani. È il primo caso in cui vengono citati in modo specifico membri del governo siriano in un tribunale occidentale.La Corte Nazionale di Spagna, si è già occupata di casi internazionali per i diritti umani in America Latina, ad esempio quando ha ordinato l’arresto dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet nel 1998, mentre era in visita a Londra.

Nel caso della Siria, il giudice ha ricevuto 3.600 pagine di prove, tra cui gli ordini firmati e dettagliati atti di brutalità che gli avvocati dicono collegheranno gli alti ufficiali siriani alle atrocità, alle torture ed alle esecuzioni avvenute nelle prigioni statali e negli ospedali militari.

Non possiamo ricordare e indignarci per i genocidi del passato, se voltiamo la testa di fronte ai genocidi del presente, quando addirittura non consideriamo questi regime funzionali alle nostre politiche e ai nostri interessi. Quando un domani la Storia ci chiederà conto di questi crimini, potremmo dire che ne eravamo consapevoli, che ci siamo indignati e abbiamo detto il nostro NO, chiaro e forte, oppure potremmo dire di esserci voltati dall’altra parte.

 

“Hanno urlato il loro dolore perché qualcuno li salvasse,

ma nessuno li ha salvati. Nessuno li ha ascoltati. Chiedevano

qualcosa, ma nessuno li ha sentiti”.

“Caesar”

 

La mostra è promossa da Amnesty International, FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana), FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazio-nale Volontario), Unimed (Unione delle Università del Mediterraneo), Un ponte per…, e Articolo 21.

febbraio 24 2017

Dettagli

Data / Ora inizio: febbraio 24 @ 17:00
Data / Ora fine: marzo 4 @ 17:00
Costo: gratuito
Appuntamento Categorie:

Luogo

Galleria TINA MODOTTI

Ex Mercato del Pesce, via Paolo Sarpi
udine, ud 33100 Italia

Organizzatore

Comitato stop the war – Udine for Syria
Email:
Sito Web: Visit Organizer Website

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